La guerra sul confine

Itinerario storico

 

1915-1918. La guerra sul confine

Dall’edificio dell’ex Dogana austriaca, oggi sede del Museo sul Confine, un facile percorso di campagna, contrassegnato da alcune tabelle esplicative, porta al luogo in cui durante il Primo conflitto mondiale venne eretto un cimitero militare che accolse oltre un migliaio di salme di militari e civili, molti dei quali morti per l’epidemia di colera che infuriò nell’estate del 1915. All’inizio del percorso, alcuni cippi o termini di varie epoche, a ricordare il confine tra il Regno d’Italia e la Duplice Monarchia austriaca, in essere dal 1866 fino alla fine della Prima guerra mondiale.

Dettaglio del confine a Visco 1911 Mappa del percorso

I servizi sanitari dell’Esercito italiano

A ridosso delle trincee operano i punti sanitari avanzati. In caverne o baracche, i sanitari medicano e rispediscono al fronte i feriti più lievi e, con autoambulanze o carri trainati da cavalli, indirizzano i bisognosi di cure chirurgiche agli ospedaletti da campo dotati da 50 a 100 posti letto, dislocati nei paesi o nei campi delle retrovie e distanti da due a cinque chilometri circa dalla linea del fuoco. In questi viene prestato il primo intervento sanitario medico e chirurgico, operando un’ulteriore scrematura tra i feriti leggeri e quelli gravi. Questi ultimi venivano indirizzati agli ospedali militari d’armata, con capienza fino a 200 letti, ospitati di solito in ville, chiese o edifici pubblici nei paesi delle retrovie.

Nel giugno 1915 risultano operativi 24 mila posti letto nei vari ospedali da campo delle retrovie del fronte, più altri centomila posti letto nel resto del Paese. Alla fine del 1916 i posti letto nelle retrovie del fronte salgono a centomila, grazie anche all’apporto della Croce Rossa italiana, di quella alleata e all’Ordine di Malta. Sono oltre 14 mila gli ufficiali medici in attività al fronte e nelle retrovie, tra cui molti studenti di medicina, laureati grazie ai corsi accelerati delle cosiddette Università castrensi, la più grande allestita a San Giorgio di Nogaro.

Nel 1917, nel periodo del maggiore sforzo dell’Esercito italiano sul fronte del Carso e dell’Isonzo, in zona operazioni vengono impiegati 122 reparti di pronto intervento (sezioni di sanità, reparti alpini con i muli, ambulanze chirurgiche e radiologiche) con a disposizione 850 ambulanze e 720 carri per il trasporto feriti. Gli ospedali da 50 letti sono 234, 167 quelli da 100, 46 da 200, 27 gli ospedali di tappa, 38 sezioni di disinfestazione, 59 treni ospedale attrezzati ciascuno con 360 posti. In vari ospedali dell’Italia settentrionale sono a disposizione altri 365 mila letti per i militari feriti o ammalati.

Statistiche ufficiali dell’Esercito italiano indicano poco meno di 500 mila feriti curati nel 1915, oltre 800 mila nel 1916; nel 1917 i ricoveri superano il milione per poi toccare il milione e 310 mila nel 1918 su circa cinque milioni di soldati mobilitati. Saranno circa 100 mila i militari deceduti per complicanze derivanti da malattie quali tubercolosi, infezioni bronchiali, tifo e malaria, influenza “spagnola”, colera e vaiolo etc etc.

L’edificio della Dogana austriaca

Con l’instaurazione nel 1866 del nuovo confine tra il Regno d’Italia e l’Impero asburgico a Visco si impone la costruzione di un edificio con funzioni di Dogana. Le autorità austriache acquistano nel 1871 il terreno su cui, nel 1874, viene eretta la palazzina di tre piani che ospita gli uffici della Dogana austriaca. A fine di maggio 1915, quando il paese viene occupato dai reparti dell’Esercito italiano, viene destinata a Comando dell’ospedale da campo n. 035 della Croce Rossa italiana, oltre che sede di ambulatori e uffici sanitari.

La direzione dell'ospedale 035 nella Dogana austriaca

Gli ospedali per colerosi di Visco

Nell’estate del 1915, propagata da condizioni igieniche precarissime, un’epidemia di colera interessa vari reparti italiani schierati sul fronte dell’Isonzo. Scaturita sul fronte balcanico, presumibilmente trasportata da prigionieri austro-ungarici, l’infezione provoca la morte di oltre 5 mila militari e un numero imprecisato di civili delle retrovie.

Per combattere il morbo (che provoca dissenteria e fortissima disidratazione all’epoca letale per circa il 50% dei colpiti) a Visco l’ospedale da campo n. 035 della Croce Rossa italiana viene destinato anche al ricovero di militari e civili colerosi, per un totale di circa 200 posti dislocati in tende e baracche nelle vicinanze dell’edifico della Dogana austriaca. Si ha notizia che a Visco anche l’ospedale militare da campo n. 072 accoglie militari e civili colerosi, mentre a Romans opera con la stessa funzione l’ospedale militare n. 100.

Una nota del tenente Ferrazzi sul verso di una fotografia annuncia che l’ospedale n. 035 accoglie fino a mille malati. Non solo militari. Il Libro dei morti della parrocchia di Romans d’Isonzo tra il 23 e 24 agosto 1915 registra la morte per colera nell’ospedale n. 035 di Elisabetta Calligaris di 48 anni, Amelia Francovig di 28 e Maria Donda di 45, tutte per “Gastroenterite epidemica”. Il 15 agosto muoiono per colera, all’ospedale da campo n. 072, Luigi Petruz di 5 anni e Maria Dibarbora di 68 anni. La ventenne Giuseppina Plez muore per colera all’ospedale da campo n. 100 delle Fornaci di Romans. Il 18 agosto, all’ospedale per colerosi di Visco n. 072, muore Maria Calligaris, di 5 anni, sepolta lo stesso giorno nei pressi del locale cimitero.

La mortalità è molto alta perché, in mancanza di antibiotici, le cure si limitano alla disinfestazione di vestiti e biancherie e alla somministrazione ai pazienti di liquidi in endovenosa e alimentazione adeguata. Nelle fotografie del tenente Floriano Ferrazzi emerge l’impressionante estensione dell’ospedale da campo, il lavoro dei medici e dei sanitari, l’attività degli uffici della Dogana austriaca. Impressionanti le foto ricordo con gruppi di malati militari e civili, in gran parte donne e bambini, vittime inconsapevoli di una guerra certamente non voluta. L’epidemia di colera scompare progressivamente con l’inverno, l’ospedale n. 35 della Croce Rossa italiana nel 1916 viene trasferito a Pieve di Cadore, a Visco si ha notizia dell’attività degli ospedali militari da campo n. 097 nel 1916 e n. 016 nel 1917.

Gli attendamenti dell'ospedale militare 035 di Visco.

Dal diario del tenente Gastone Bassi

29 LUGLIO 1915

Sono partito all’alba per eseguire il trasporto di feriti da Sagrado agli ospedali più arretrati. Giunti sul posto ci fu detto trattarsi di ammalati, ed infine sapemmo che i malati erano colerosi, raccolti nella Filanda di Fogliano. Entrammo nel vasto fabbricato. Un fetore impressionante ammorbava l’aria. Gli sciagurati colpiti giacevano in una specie di cantina, ampia, bassa, nera, nauseabonda. Pochi erano vestiti, alcuni coperti della sola camicia, altri completamente nudi. Sommavano a qualche centinaio.

Gli infelici erano scheletrici, gialli, dall’enormi occhiaie cave e livide e gli occhi quasi velati; molti erano morti, altri moribondi. Furono caricati sulle macchine come stracci pestilenti. Per la strada, lamenti e imprecazioni e invocazioni soffocate: “Acqua… acqua… sete”. E si storcevano spasmodicamente, attrappiti dai dolori viscerali. Davamo loro, secondo le istruzioni, qualche pezzetto di limone per succhiare e dell’acqua con alcune gocce di tintura di iodio. Per parte mia, mi sforzavo ad inghiottire succo di limone e a fumare furiosamente delle sigarette.

Dovemmo andare da ospedale a ospedale, dalle 9 della mattina alle 2 del pomeriggio per trovare chi accogliesse i poveri resti umani che portavamo! Finalmente, potemmo lasciarli all’ospedale d’isolamento di Visco. Ma uno di essi era morto nel viaggio. Con l’ufficiale medico, dal volto debitamente coperto di un velo di garza e le mani inguantate, cercammo d’identificarlo. Nelle tasche un borsellino con pochi soldi, un portafoglio lacero con dentro qualche immagine sacra e un pezzetto di carta – mi sembra di vederlo – con scritto, pressoché illeggibilmente, poche parole a matita: “Prego per voi dall’altro mondo”.

Inscrutabili misteri dell’anima umana. Povero ragazzo! Poveri vent’anni!

Un medico a Visco

FOTOGRAFIE DI FLORIANO FERRAZZI

Un giovane medico volontario della Croce Rossa Italiana, il tenente Floriano Ferrazzi (1885-1935), opera per tutto il 1915 a Visco, nell’ospedale da campo n. 035 destinato, già nell’estate, ad ospedale per colerosi militari e civili.
Appassionato di fotografia, Ferrazzi scatta numerose istantanee Accanto alle immagini del lavoro di un medico di guerra, le immagini documentano “il tempo libero” dalla guerra, la convivialità con gli altri operatori sanitari e con i numerosi civili assistiti, vittime innocenti di una guerra non voluta.

  • Ammalati civili dell'ospedale per colerosi 035 della Croce Rossa
  • Barbiere da campo
  • Camposanto agli Eroi d’Italia in Visco
  • Funerale militare si dirige dall'ospedale 035 al vicino cimitero
  • Gli attendamenti dell'ospedale militare 035 di Visco
  • La direzione dell'ospedale 035 nella Dogana austriaca
  • La farmacia dell'ospedale 035
  • Medici dell'ospedale 035 di Visco
  • Medici e ammalati dell'ospedale 035 di Visco in posa per il fotografo
  • Militari degenti all'ospedale 035 di Visco
  • Tenda medicazione del reparto chirurgico dell'ospedale 035 di Visco
  • Ufficiali in visita alla direzione dell'ospedale 035 nella dogana austriaca di Visco
  • Un padiglione dell'ospedale con militari feriti nell'azione dell'ottobre 1915
  • Una baracca per colerosi dell'ospedale 035 di Visco.
  • Vaccinazione anticolera all'ospedale 035 di Visco, settembre 1915
  • Vaccinazione contro il colera all'ospedale 035 di Visco

Per maggiori informazioni sulla storia di Visco e del Confine storico, Clicca qui